Profilo biografico

Profilo biografico

Padre Placido: Immagine Ufficiale Positio

La Religione è un peso che non ci si stanca mai di portare, ma che sempre più innamora l’anima verso maggiori sacrifici, fino a dare la vita per la difesa della fede e della Religione Cristiana, fino a morire tra i tormenti come i martiri del Cristianesino in terre lontane e straniere…” (7 ottobre 1924).

(P. Placido Cortese:  lettera ai familiari alla vigilia della professione dei voti, 7 ottobre 1924)

Padre Placido Cortese

Sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali
(1907-1944)

Padre Placido Cortese nasce il 7 marzo 1907 a Cherso, isola del Quarnaro nel braccio di mare dell’Adriatico settentrionale a sud dell’Istria, allora compresa nell’impero austro-ungarico.
Al battesimo riceve il nome di Nicolò Matteo. Nel 1920 entra nel collegio di Camposampiero (Padova) dei Frati Minori Conventuali, religiosi che egli aveva conosciuto frequentando la chiesa di san Francesco nella sua città natale. Con il nome di fra Placido compie l’anno di noviziato nel convento della basilica di sant’Antonio in Padova, e il 10 ottobre 1924 emette i voti di povertà, castità e obbedienza, confermati con la professione solenne il 4 ottobre 1928 nella basilica di san Francesco in Assisi. Inviato a Roma, completa gli studi nel Collegio internazionale dell’Ordine. Il 6 luglio 1930 viene ordinato sacerdote dal cardinale Basilio Pompili, Vicario di Sua Santità, nella chiesa del Pontificio Seminario Romano.

Sacerdote Novello Roma 1930

Sacerdote Novello – Roma 1930

La sua prima destinazione è la basilica del Santo a Padova, santuario meta di numerosi pellegrinaggi, dove esercita con zelo il ministero sacerdotale, particolarmente apprezzato nelle confessioni e nella direzione spirituale, specie dei giovani.

CORTESE - 1937.02.05 - Ministro prov. Chialina [obbedienza]

Ministro prov. Chialina [obbedienza].pdf didascalia: Il Ministro Provinciale Vittore Chialina il 5 febbraio 1937 firma a Padova l’obbedienza per padre Placido Cortese, destinandolo alla Basilica di Sant’Antonio.

Alla fine del 1933 viene inviato nella popolosa parrocchia “Immacolata e S. Antonio” di Milano, affidata ai Frati Minori Conventuali, dove svolge il servizio di viceparroco, stimato dai confratelli e dai fedeli. Conosce in questo periodo il grande arcivescovo di Milano, card. Alfredo Ildefonso Schuster († 1954), beatificato nel 1996. Viene quindi nuovamente chiamato a Padova all’inizio del 1937, con il prestigioso incarico di direttore del “Messaggero di S. Antonio”: per quasi sette anni si dedica con grande versatilità e impegno alla promozione della rivista dedicata alla conoscenza e alla devozione del Santo di Padova, con molti scritti e lettere, raddoppiando il numero degli associati, realizzando nel 1939 la nuova tipografia, fornita di una grande rotativa e dando inizio alla stampa del calendario illustrato.

Costruzione Sede Messaggero, 1938 - 39
Costruzione Sede Messaggero, 1938 - 39
Costruzione sede Messaggero, Padova 1938 - 39
Sede Messaggero, anni ' 40
Costruzione sede Messaggero in via Orto Botanico, 1938 - 39
Frate che lavora alla linotype
Messaggero, prima rotocalco, 1939
Tipografia Messaggero, prima rotativa, 1939
Reparto associati, Messaggero S. Antonio.  Anni ' 40
Messaggero, sala spedizioni, 1941

Significativo il legame di stima e di fraterna relazione, in questi anni, con il cappuccino padre Leopoldo Mandić († 1942), confessore della comunità religiosa del Santo e dello stesso padre Placido, canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1983. Alla morte del santo confessore, padre Placido scrive un bellissimo editoriale sul Messaggero. Di san Leopodo si conservano due biglietti autografi indirizzati al “Reverendissimo padre Placido Cortese”.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale, si prodiga nell’assistenza ai civili sloveni e croati internati nel campo concentramento di Chiesanuova, alla periferia di Padova, e in altre parti d’Italia (1942-1943). L’allora Nunzio apostolico in Italia e Delegato pontificio per la basilica di sant’Antonio, mons. Francesco Borgongini Duca, dopoaver visitato il campo di Chiesanuova, lo incoraggia a continuare nell’opera intrapresa, nella quale rifulge la carità di padre Placido, che soccorre gli internati con cibo, vestiario e medicinali, ma in particolare la sua premurosa presenza di sacerdote e di francescano.

Internati Chiesa nuova

Foto scattata da padre Placido Cortese agli internati del campo di Chiesanuova dove, alla fine di giugno del 1942, fu aperto un campo di concentramento per civili jugoslavi, principalmente sloveni.

Processione Campo Chiesanuova

Processione Campo Chiesanuova – 24 Aprile 1943

Dopo il crollo del fascismo e il fatidico 8 settembre 1943, con la conseguente occupazione tedesca, padre Placido indirizza la sua opera assistenziale e caritatativa verso i perseguitati politici, gli ebrei e i militari alleati prigionieri o ricercati, diventando il punto di riferimento più importante, nella zona di Padova, del “FRA.MA”, organizzazione clandestiva sorta durante la Resistenza, facente capo ai docenti universitari Ezio Franceschini (FRA) e Concetto Marchesi (MA). I rischi sono notevoli e, in quei frangenti, padre Cortese si avvale della collaborazione di coraggiose studentesse, mentre il suo confessionale diventa il crocevia di contatti e direttive, sempre allo scopo di salvare vite umane in pericolo.

Padre Placido Cortese con Majda Mazovec, studentessa universitaria di medicina e fedele collaboratrice della sua rete di salvataggio

Padre Placido Cortese con Majda Mazovec, studentessa universitaria di medicina e fedele collaboratrice della sua rete di salvataggio

Padre Placido Cortese con Marija Ujcic, una delle collaboratrici della sua rete di salvataggio.

Padre Placido Cortese con Marija Ujcic, una delle collaboratrici della sua rete di salvataggio.

Occorrono documenti contraffatti, vestiario e denaro, necessari ai perseguitati per raggiungere la sospirata salvezza in territorio svizzero. Padre Placido non esita a servirsi delle fotografie lasciate accanto alla tomba di sant’Antonio dai pellegrini, come ex voto: i documenti vengono “confezionati”, il vestiario viene distribuito e il denaro, giunto a padre Placido anche dal Vaticano, passa di mano, permettendo così ad alcune centinaia di persone di raggiungere la Svizzera. I superiori, avvertiti del pericolo di un possibile suo arresto, lo invitano alla prudenza e gli viene data anche la possibilità di trasferirsi in un altro convento. Ma padre Placido prega i superiori che lo lascino al Santo, per continuare il suo servizio ai fratelli bisognosi. Continua anche a restare in contatto con gli amici sloveni del gruppo d’intelligence, legato agli inglesi.

Padre Placido con collaboratori

Padre Placido con collaboratori

L’8 ottobre 1944, verso le ore tredici e trenta, due individui si presentano alla guardia della basilica del Santo, chiedendo di parlare con il padre Placido Cortese. Avvisato dal portinaio del convento, non sospettando nulla, si porta nel chiostro della magnolia e prosegue fino alla piazza dove, vicino al Museo civico, era appostata un’automobile sulla quale viene fatto salire, e padre Placido parte per una destinazione ignota. Scomparso!

Il Ministro provinciale, padre Andrea Eccher, dopo ansiose ricerche, viene a sapere che padre Cortese si trova a Trieste, prigioniero della Gestapo. Decide di partire verso la città giuliana, percorrendo lunghi tratti anche in bicicletta, per tentare di liberarlo o almeno di incontrarlo, ma inutilmente. Il Provinciale Eccher interviene quindi presso le autorità militari tedesche di Verona, ma riceve delle risposte strane: il padre Cortese era stato mandato nei campi di concentramento in Germania, ma, per un bombardamento alla linea ferroviaria vicino a Bolzano, alcuni prigionieri erano fuggiti, mentre altri erano stati caricati su un automezzo, verso una destinazione sconosciuta.

Chiesanuova di Padova – Cippo

Chiesanuova di Padova – Cippo che ricorda l’opera svolta da Padre Placido Cortese nel campo di internamento per sloveni e croati

In successive ricerche, effettuate dopo la guerra, anche attraverso il Dokumentationszentrum di Simon Wiesenthal, risultò che padre Cortese non era mai entrato in Germania.

La verità sull’eroica fine di padre Placido si conosce soltanto l’8 giugno 1995, da una preziosa lettera della signora Adele Lapanje Dainese di Gorizia – inviata al padre Fulgenzio Campello, della comunità del Santo – nella quale si afferma che padre Placido Cortese morì nei primi giorni di novembre del 1944, sotto tortura, mentre si trovava nella sede della Gestapo in piazza Oberdan a Trieste. La presenza a Trieste di padre Placido, ormai prossimo alla fine, verrà confermata da autorevoli testimoni come Ivo Gregorc e Anton Zoran Mušič, sloveni, e dal sergente inglese Ernest C. R. Barker. Il suo corpo, con ogni probabilità, finì nel forno crematorio della tristemente famosa Risiera di San Sabba. I suoi aguzzini, dopo averlo brutalmente torturato per più settimane con ferocia inumana e alla fine soppresso con il “colpo di grazia” , fecero sparire ogni traccia della sua persona bruciando il suo corpo, senza neppure vergare un certificato di morte. Ecco perché, quando il padre Eccher domandava notizie, i nazisti misero in circolazione la falsa notizia del trasferimento in Germania, del bombardamento alla ferrovia di Bolzano e della fuga dei prigionieri.

Il silenzio che calò sulla drammatica fine di padre Cortese, con il rischio che la sua opera meritoria cadesse nell’oblio irreparabile, finalmente veniva infranto e brillava la verità che restituiva al padre Placido il giusto riconoscimento delle sue virtù umane e cristiane, praticate in vita e in morte.

Padre Placido Cortese può essere ricordato come sublime esempio di umana e cristiana compassione in vita, per quanto ha fatto in soccorso di tanti prigionieri e perseguitati, e “martire” di carità in morte, per non aver rivelato alcun nome dei suoi amici e collaboratori nei terribili supplizi durante gli interrogatori, accettando la morte pur di salvare l’altrui vita. Esemplare fu anche il suo operare disinteressato tra italiani, sloveni e croati che dittature ed ideologie avevano allora spesso posto in contrapposizione.

Milano Padre placido dietro Card. Schuster

Padre Placido Cortese compare alle spalle del Cardinale Schuster, arcivescovo di Milano che è stato beatificato nel 1996. Il Beato Schuster è una figura di primo piano in particolare negli anni delicatissimi del secondo conflitto mondiale. È noto il suo impegno per salvare molti prigionieri reclusi nel carcere di San Vittore, protagonista di un ruolo di mediazione fra le varie forze in guerra al fine di salvare il maggior numero di vite umane (tra gli altri, a lui deve la vita il giovane Indro Montanelli prigioniero sempre a San Vittore). Nel suo diario personale ci sono pagine che chiariscono molto bene questo suo impegno e tutta la preoccupazione che si vive in particolare nel biennio ’44 e ’45. Padre Placido Cortese vive in quei tempi lo stesso impegno di cristiano consacrato votato a salvaguardare il maggior numero di prigionieri di guerra ed ebrei dalla strage nazifascista. Due uomini uniti dal desiderio di vivere, in tempi molto pericolosi, l’indicazione evangelica di aiuto verso il prossimo, a costo di pagare con la propria vita (come nel caso di padre Placido).

 

Il comune di Padova, già nel 1951, gli ha dedicato una via nel quartiere S. Pio X. Analogo riconoscimento gli è stato tributato in altre città e comuni del Veneto. A Chiesanuova, il 7 marzo 2009, è stato collocato un cippo, in seguito (2014) spostato verso la chiesa parrocchiale, a ricordo dell’opera di straordinaria carità compiuta da padre Cortese in soccorso degli internati civili rinchiusi nel campo di concentramento. Sempre la città di Padova ha voluto ricordare padre Placido Cortese e il suo gruppo nel “Giardino dei Giusti”, inaugurato nel 2008 di fronte al Tempio dell’Internato Ignoto. Non sono mancate le onorificenze da parte degli Alleati e di Autorità civili. Spicca tra tutte la medaglia d’oro al merito civile conferita dal presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, alla memoria di padre Placido Cortese e consegnata ai frati del Santo, nella sede dell’Università di Padova, l’8 febbraio 2018.

Le testimonianze di quanti lo hanno conosciuto concordano su alcuni tratti salienti della figura di padre Placido: molto umano e sensibile verso i drammi e le sofferenze della gente, capace di infondere coraggio e speranza, umile frate (era chiamato “lo zoppino”, a causa di un difetto fisico) ma anche coraggioso, pieno di sollecitudine per il ministero sacerdotale, confratello di operosa bontà, “cortese” di nome e di fatto. Totalmente uomo di Dio, ne ha difeso i diritti, particolarmente e pesantemente calpestati nei deboli e nei perseguitati durante i tempi dolorosi e terribili del secondo conflitto mondiale.

Merita di essere segnalata, in rapporto a padre Placido e al suo “martirio”, la testimonianza di padre Fulgenzio Campello († 1998), che dalla basilica del Santo fu più volte inviato da padre Cortese nelle carceri di Padova per aiutare persone bisognose. Nel 1946 padre Fulgenzio inviò a padre Pio da Pietrelcina, canonizzato nel 2002, una lettera per avere qualche notizia sul confratello scomparso. “Ricordo ancora con esattezza ciò che ho scritto in quella lettera”, confidò padre Campello. Nella lettera di risposta suor Giustina Fasan scrisse: “Padre Pio, letta la lettera, ha riflettuto e ha aggiunto: dica ai padri del Santo che non facciano ricerche su padre Cortese, perché è in paradiso per la sua grande carità”.

Anche noi pensiamo, alla luce della verità storica, che il nostro caro padre Placido sia nella gloria dei santi: a lui il Signore avrà dato la ricompensa e la corona che superano infinitamente i riconoscimenti umani. Un merito particolare, per la riscoperta di una figura tanto significativa nella storia della provincia religiosa di Padova dei francescani conventuali, va riconosciuto ad un altro frate chersino, il padre Antonio Vitale Bommarco († 2014), dapprima direttore del Messaggero di S. Antonio, come padre Placido, poi ministro provinciale e generale dell’Ordine e, infine, arcivescovo di Gorizia che, una volta concluso il suo servizio episcopale, ha dedicato non poche energie per mettere in luce questo suo confratello e concittadino, facendosi promotore – tra l’altro – della stesura, curata da padre Apollonio Tottoli, di una biografia completa di padre Cortese.

Terminato il tempo del “silenzio”, conseguenza della non completa comprensione dell’opera da lui svolta negli anni tragici della guerra, anche a causa della massima discrezione con la quale egli agiva per comprensibili motivi, i confratelli di padre Placido – in presenza di indubitabili testimonianze sulla sua eroica e santa morte – hanno chiesto l’introduzione della causa di beatificazione e canonizzazione. L’inchiesta diocesana si è aperta a Trieste il 29 gennaio 2002 e si è conclusa presso la Risiera di San Sabba il 15 novembre 2003, integrata con un’inchiesta suppletiva nel 2012. Trasmessi gli atti alla Congregazione delle Cause dei Santi, si è proceduto alla complessa redazione della “Positio super vita, virtutibus et fama sanctitatis”, stampata nel 2018 e depositata presso la Congregazione delle cause dei santi. Superata la verifica da parte dei consultori storici, è già stato fissato il suo esame da parte dei consultori teologi.

Alla mancanza di un certificato di morte ha supplito il Tribunale di Padova che, con sentenza del 4 luglio 2003, dopo gli accertamenti previsti, ha dichiarato “la morte presunta di padre Placido Cortese, al secolo Nicolò Matteo, nato a Cherso (Istria) il 7 marzo 1907, come avvenuta in Trieste alle ore 24.00 del 15 novembre 1944”.

Il “martirio” è stato come profetizzato dallo stesso padre Placido in una lettera ai familiari alla vigilia della professione dei voti: “La Religione è un peso che non ci si stanca mai di portare, ma che sempre più innamora l’anima verso maggiori sacrifici, fino a dare la vita per la difesa della fede e della Religione Cristiana, fino a morire tra i tormenti come i martiri del Cristianesino in terre lontane e straniere” (7 ottobre 1924).

La cara e forte figura di quest’umile figlio di san Francesco che, sull’esempio di san Massimiliano Kolbe, ha dato la vita per salvare quella di molti altri, ci ricorda che “il segreto d’ogni vera conquista va ricercato nella preghiera e che ogni successo non va attribuito alle nostre forze; noi siamo un nulla, è Dio che opera in noi se con umiltà ci disponiamo ad eseguire i suoi mirabili disegni” (P. Placido Cortese, S. Antonio di Padova, Vita e miracoli, 1940).

Confidiamo che tra “mirabili disegni” dell’Altissimo rientri anche la glorificazione del suo fedelissimo servo padre Placido Cortese.