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TESTIMONE ELOQUENTE

Memoria diffusa del Venerabile Placido Cortese

Chiesanuova, 25 Aprile 2022 – Il Sindaco di Padova, Sergio Giordani, e il Rettore della Basilica del Santo, Padre Antonio Ramina, depongono la corona d’alloro al Cippo che ricorda Padre Placido Cortese (Ph. Carla Silvestrin)

La prima metà del 2022 ci lascia una testimonianza viva del nostro “Martire della carità e del silenzio”. Un intreccio dinamico di eventi, luoghi e persone hanno acceso i riflettori sulla figura di Padre Placido, che si rivela sempre più un “gigante” per la sua vita virtuosa e per le scelte compiute con coraggio, superando ostacoli di ogni genere, in nome di quella “caritas Christi” alla quale sempre si ispirò nel suo agire.

Non fu facile! Guidato, però, dallo Spirito che illuminava la sua coscienza, seppe compiere alcune scelte di campo, superando se stesso, andando oltre il comune sentire, non tenendo conto delle contrarietà e diffidenze causate dalle sue iniziative, avendo sempre a cuore il primato della persona in difficoltà da soccorrere, chiunque essa fosse. E questo fino alle estreme conseguenze, pagando di persona: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (Gv 15,12-13). Padre Placido ha saputo onorare con totale dedizione la parola del Vangelo! D’altra parte la “caritas Christi” evocata dall’apostolo Paolo nella seconda lettera ai Corinzi (cfr. 2Cor 5,14) e vissuta dal nostro Venerabile, è quell’amore che portò Gesù stesso a donare la sua vita per tutti, per salvare tutti.

 

25 APRILE 2022
CHIESANUOVA, RICORDATA LA PRESENZA E L’OPERA DI PADRE PLACIDO CORTESE NELL’EX CAMPO DI CONCENTRAMENTO

 

Nella festa della Liberazione si è rinnovato l’appuntamento annuale del folto gruppo di cittadini del quartiere Padova Ovest, per ripercorre i luoghi che compongono l’Itinerario della memoria, avendo sempre come punto di partenza il Cippo dedicato a Padre Placido. La presenza – oltre ad altre autorità istituzionali locali – del Sindaco di Padova, Sergio Giordani, e del Rettore della Basilica del Santo, Padre Antonio Ramina, ha reso particolarmente solenne questo momento. Dopo la deposizione di una corona d’alloro, i saluti del Sindaco, del Rettore del Santo e del Parroco di Chiesanuova Don Pierpaolo Peron, il Vicepostulatore della causa, Padre Giorgio Laggioni, ha commemorato l’opera di carità profusa da Padre Cortese nel Campo di concentramento di Chiesanuova, in soccorso degli internati civili sloveni e croati. La sua fraterna presenza, accompagnata da gesti e iniziative di grande concretezza, ha portato sollievo in un contesto di privazioni, lesivo della dignità umana. A Padre Placido si possono applicare le suggestive parole che più tardi dirà un altro protagonista di quel travagliato periodo storico, il Padre David Maria Turoldo, dei Servi di Maria (1916-1992), teologo, filosofo e scrittore:

Il motto con cui abbiamo fatto la Resistenza era: ‘Non tradire più l’uomo’. Resistenza era la scelta dell’umano contro il disumano, quale presupposto di ogni ideologia e di ogni etica personale. Se nel campo morale la Resistenza significò la rivendicazione della dignità umana uguale per tutti, e il rifiuto di tutte le tirannie, nel campo politico la Resistenza significò la volontà di creare una società retta sulla collaborazione volontaria degli uomini liberi.

Padre David Maria Turoldo

Alla luce di queste parole, possiamo affermare che il nostro Venerabile Padre Placido Cortese si pone, a giusto titolo, tra i grandi difensori dell’uomo e della sua dignità, in quel tragico scenario che fu la seconda guerra mondiale, prima e dopo l’8 settembre 1943.

Chiesanuova, 25 Aprile 2022
Galleria fotografica (Ph. Carla Silvestrin)

 

28 APRILE 2022
INTERVISTA CON SOFIA GOBBO, 100 ANNI PORTATI CON FIEREZZA. INCONTRÒ ANCHE PADRE PLACIDO CORTESE

Vive a Mestre la staffetta partigiana più anziana del Veneto, ed è tra gli ultimi testimoni di quell’attività clandestina che coinvolse anche Padre Cortese nel periodo della Resistenza. Sofia Gobbo è nata, infatti, il 27 settembre 1921 a Cappella Maggiore (Treviso). Dopo la laurea in lettere all’Università di Padova, fu per diversi anni insegnante e anche preside. Per molto tempo non raccontò i suoi trascorsi come partigiana. Non ha mai preso una tessera di partito, e ai suoi studenti non ha svelato di quando, con il nome di battaglia di ‘Giorgio’, andava su e giù per il Cansiglio e tra Padova e Treviso: “Ho tenuto la politica fuori della porta – dice – non mi sono iscritta a partiti”.

INTERVISTA CON SOFIA GOBBO,

Riprendiamo dal quotidiano “Il Gazzettino” (G. N. Pittalis, 29 settembre 2021):

Lucida e sorridente Sofia si lascia andare ai ricordi. Cresciuta in pieno fascismo, figlia di un elettricista. Poi l’impegno antifascista. «Un periodo di lavaggio del cervello: Mussolini Duce, Roma caput mundi, nessun errore. Fu la mia insegnante di filosofia a farmi capire il valore della libertà e così entrai nella Resistenza nel 1944. Mi convinse il prof. Gandin che faceva parte del Comitato di Liberazione Veneto e mi propose di fare la staffetta di collegamento tra Vittorio Veneto, Treviso e Padova. Ho accettato subito. Da una parte c’erano i partigiani, dall’altra i tedeschi che portavano via gli ebrei. Dovevi scegliere da che parte stare». Strano un nome di battaglia come ‘Giorgio’. «Avevo tanti soprannomi ma al capo piaceva George Sand e mi affibbiò quel nome. Era un modo per non tradirsi in caso di cattura». Di persone Sofia Gobbo, per anni presidente di Anpi Venezia in virtù della sua lotta contro il nazifascismo, ne ha incontrate tante. «Egidio Meneghetti, arrestato, portato nel lager di Fossoli, Padre Placido Cortese, poco prima che lo deportassero alla Risiera di San Sabba. La mia salvezza è stata non avere mai avuto paura. Si poteva restare in una trappola mortale, come l’8 settembre 1944 quando tedeschi e fascisti circondarono la Pedemontana e il Grappa con centinaia di impiccati, fucilati e deportati». Cento anni che lasciano un’eredità pesante
 

Il 28 aprile 2022, il Vicepostulatore ha incontrato Sofia Gobbo nella sua abitazione di Mestre. Ne è scaturito un bel dialogo, vivace e interessante, che offriamo all’ascolto. Tra i compiti della staffetta ‘Giorgio’, rientrava anche quello di fare la spola tra Treviso, Padova e Vittorio Veneto, per ritirare e consegnare la stampa clandestina (politicamente orientata) destinata ai partigiani. Eccola quindi al Bassanello, periferia di Padova, a ritirare in una certa falegnameria la stampa comunista. Poi all’Istituto di Farmacologia dell’Università, dove il prof. Egidio Meneghetti le consegnava “Giustizia e Libertà”, organo veneto del Partito d’Azione. E, infine, nei pressi della basilica del Santo, per ricevere da Padre Cortese la stampa di ambito cattolico. Fu proprio in uno di questi ‘viaggi’ che Sofia incontrò (una sola volta) Padre Placido Cortese. Si trattò di un incontro veloce, con poche parole, come da prassi: gli interessati, dati i tempi, dovevano limitarsi allo stretto necessario per la missione in corso (nel nostro caso, il ritiro della stampa, un rapido saluto e via, verso la meta stabilita, in treno o in bicicletta). Sofia, quindi, non conserva particolari ricordi di Padre Placido, oltre al fatto di averlo incontrato e di aver parlato con lui brevemente. Molto più in là, negli anni, apprenderà della sorte toccata a Padre Cortese.

Donna coraggiosa, Sofia Gobbo: nel dialogo emerge più volte l’affermazione: “Non ho mai avuto paura”. Ed è la testimonianza che lei continua a lasciare dovunque viene chiamata a raccontare dei suoi trascorsi come staffetta partigiana, una testimonianza che consegna ai giovani d’oggi: “Non avere paura, avere il coraggio del bene e di evidenziare il bene, coltivare il senso della dignità personale”.

Intervista a Sofia Gobbo 

SOFIA GOBBO

 

INCONTRI A PADOVA SULLA FIGURA DI PADRE PLACIDO CORTESE

INCONTRI A PADOVA SULLA FIGURA DI PADRE PLACIDO CORTESE

 

Il “Giugno Antoniano” offre ogni anno un nutrito cartello di iniziative ed eventi per onorare il Patrono della città, sant’Antonio di Padova. Come l’incontro svoltosi il 24 maggio 2022 presso il teatro del Seminario Vescovile: “Dalla rete di Padre Placido Cortese ai nostri giorni – La coscienza e il coraggio per gli oppressi di ogni tempo”, organizzato dalla Corsia del Santo-Padre Placido Cortese. Tra i relatori anche il Vicepostulatore della causa di beatificazione, riguardante la rete di Padre Placido, conosciuta come “Fra.Ma”, dai cognomi dei latinisti prof. Ezio Franceschini e prof. Concetto Marchesi, operativa clandestinamente dopo l’8 settembre 1943.

 

La “rete” fu evocata anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo discorso a Milano in occasione del 70° della Liberazione, il 25 aprile 2015:

Tanti eroi hanno donato la vita per la nostra libertà, dai “piccoli maestri” che hanno lasciato gli studi per salire in montagna, alle donne che hanno affrontato a testa alta il rischio più alto e la prigionia. A questi dobbiamo affiancare gli eroi quotidiani che salvarono vite, che diedero rifugio ad ebrei, che si prestarono a compiti di cura o di supporto.

Come le sorelle Lidia, Liliana e TeresaMartini, padovane, che guidarono la fuga dai campi di concentramento di decine e decine di prigionieri alleati, prima dando loro il pane e un nascondiglio, poi instradandoli nottetempo verso la Svizzera, attraverso la rete costruita da Padre Placido Cortese e da due latinisti di grande fama, Ezio Franceschini, dell’Università Cattolica, e Concetto Marchesi, in seguito rettore dell’Ateneo di Padova e deputato comunista. Senza questa dimensione popolare, senza questa fraterna collaborazione tra persone di idee politiche diverse, l’Italia avrebbe fatto molta più fatica a recuperare la dignità smarrita.

 

Ezio Franceschini

Sorelle Martini

Prof. Concetto Marchesi

 

Da sinistra: Prof. Ezio Franceschini – Teresa, Lidia e Liliana Martini (con Delfina Borgato) – Prof. Concetto Marchesi

 

La Parrocchia padovana di Cave, limitrofa a quella di Chiesanuova, il 27 maggio 2022 ha ospitato un’intensa serata. A tema “Il Campo di concentramento a Chiesanuova – La testimonianza di Padre Placido Cortese”. Voluta da parroco don Florindo Bodin, ha permesso ai parrocchiani di approfondire una pagina di storia che ha segnato in profondità il territorio e che avrà il giusto rilievo nel futuro prossimo, nell’ambito della valorizzazione dell’area dell’ex campo di concentramento. Per tutti è stata l’occasione di conoscere ancora di più la figura e l’opera di Padre Cortese.

 

Don Florindo Bodin

Chiesa parrocchiale B. V. M. del Perpetuo Suffragio alle Cave, Padova

 

CI HANNO PRECEDUTO…
LUTTI TRA GLI AMICI E I TESTIMONI DI PADRE PLACIDO CORTESE

Lo scorrere inesorabile del tempo è segnato costantemente dalla perdita di persone che abbiamo conosciuto o che sono state significative per il nostro cammino esistenziale. Vale anche per la schiera di amici, testimoni e protagonisti della vicenda storica di Padre Cortese: il loro numero si è progressivamente e drasticamente ridotto, da quando sono iniziate le ricerche e avviato l’iter per introdurre la causa di beatificazione, tra la fine del secolo scorso e l’inizio dell’attuale.

 

PADRE GIORDANO TOLLARDO (1920-2022)

Ci ha lasciato il 30 aprile 2022, all’età di 101 anni. Lo ricordiamo per la sua testimonianza schietta su Padre Placido Cortese, ripresa in queste pagine in occasione del suo centesimo compleanno.

Al giovanissimo fra Giordano, “fratino” a Cherso negli anni 1934-36, Padre Placido scattò una fotografia, che egli sempre conservò.

PADRE GIORDANO TOLLARDO

 

PADRE IRENEO STRAPPAZZON (1925-2022)

Padre Ireneo Strappazzon

Religioso dinamico e sempre operoso, fino alla fine, lo ricordiamo con gratitudine per aver incontrato un importante testimone di Padre Cortese. Si è spento a Padova il 25 maggio 2022, a 97 anni da poco compiuti.

Visse per molto tempo nella Custodia di Francia dei Frati Minori Conventuali e soggiornò anche a Parigi. Notevole fu il suo impegno per far conoscere la figura di Sant’Antonio di Padova, traducendo in francese i “Sermones” del Santo e curando altre pubblicazioni.

Fu proprio durante la sua permanenza nella capitale francese che egli visitò, nella sua casa, il pittore sloveno Anton Zoran Mušič (1909-2005) e ascoltò dalla sua voce quanto egli ricordava di Padre Placido, prigioniero nella sede della Gestapo a Trieste, in piazza Oberdan, dove anch’egli era stato trattenuto, prima di essere poi mandato nel campo di concentramento di Dachau. All’incontro era presente anche la consorte di Mušič, la veneziana Ida Cadorin (1920-2018), che sottoscrisse assieme al marito il testo poi inviato da padre Ireneo all’Arcivescovo emerito di Gorizia, Mons. Antonio Vitale Bommarco, che lo aveva espressamente incaricato di incontrare l’artista sloveno. Si trattò di una conferma di quanto in precedenza affermato o pubblicato (Intervista a Ivo Jevnikar – Venezia, 28 dicembre 1982; Intervista a Marco Coslovich – Venezia, 17 gennaio 1997, pubblicata in AA. VV., Mušič testimone a Dachau, Trieste 1997; Testimonianza di Janez Ivo Gregorc, Ginevra, 11 gennaio 2000).

Mi ricordo ancora che nel bunker di piazza Oberdan c’era un sacerdote, un certo Padre Cortese di Padova… che veniva costantemente malmenato ed orribilmente torturato. Le sue mani erano completamente frantumate. Un giorno venimmo trasportati tutti in Questura per fare le foto segnaletiche e prendere le impronte digitali. In quell’occasione potei osservare come la schiena di Padre Cortese fosse una sola piaga… Era una persona squisita.

Anton Zoran Mušič

Mušič mi raccontò che udiva come il padre pregava sempre a mezza voce, ciò che lo colpì poi era la sua volontà, la fermezza e la fede del piccolo e fragile padre, che non si arrese e non tradì nulla.

Janez Ivo Gregorc

Recentemente il padre Strappazzon raccontò al Vicepostulatore un particolare inedito dell’incontro con Mušič: questi gli aveva confidato di aver udito, nel famigerato bunker della Gestapo a Trieste, le grida di dolore di Padre Cortese, mentre veniva torturato.

Anton Zoran Mušič e la moglie Ida Cadorin conclusero la loro esistenza terrena a Venezia e ora riposano nel cimitero di S. Michele in Isola della città lagunare. Una famiglia, con i genitori di lei, di artisti.

BORIS PAHOR (1913-2022)

Tra i protagonisti della storia travagliata del XX secolo, se n’è andato con i suoi 108 anni il 30 maggio 2022. “Sembrava che il tempo trascorso nei campi di concentramento e la fame patita da bambino l’avessero reso quasi immortale. Triestino di lingua slovena e fecondo scrittore, è da annoverare tra i testimoni e le vittime dei totalitarismi, dai fascismi a Tito.

In “Necropoli”, il più noto tra i suoi libri, raccontò l’esperienza dei lager nazisti. Profondamente sincero e coerente con le sue idee, consapevole del suo ruolo di memoria storica del ’900, Boris Pahor ha sempre sentito il dovere morale di denunciare la deriva etica dei nostri tempi, mettendo in guardia i giovani sul male che ha attraversato il XX secolo” (Riccardo Michelucci, in Avvenire, 31 maggio 2022).

Per noi rimane fondamentale la sua testimonianza in video raccolta in occasione del docufilm “Il coraggio del silenzio”, realizzato nel 2006 e dedicato a Padre Placido Cortese, raccontando, per diretta esperienza, gli orrori che avvenivano nella sede della Gestapo di piazza Oberdan a Trieste.

Nel 2010 diede alle stampe il volume: Piazza Oberdan, “luogo dove convergono i ricordi dolorosi del Novecento”, come egli lo definiva. In quest’opera, così scrisse Boris Pahor di Padre Placido:

… Un francescano di Cres/Cherso che prima del passaggio dell’isola sotto l’Italia era stato alunno della scuola di Cirillo e Metodio. Questo legame con la lingua croata gli facilitò i contatti con i detenuti sloveni nel campo di internamento di Chiesanuova, non lontano da Padova, dove il frate redigeva il foglio della comunità francescana di Sant’Antonio. Il minorita, simpatico e lucido, si prodigava, come sappiamo ora, nella missione evangelica; quando poi iniziò il periodo del terrore nazista, fece il possibile e l’impossibile per salvare… E, se non fosse stato tradito, probabilmente avrebbe continuato la sua missione cristiana. Così, dopo essere stato sequestrato a Padova all’esterno del convento, venne condotto nelle segrete sotto piazza Oberdan. Questo avvenne agli inizi dell’ottobre del 1944; alcuni giorni prima avevano trasferito là anche il pittore Zoran Mušič. Questi ebbe la cella accanto a quella del frate, che entrando nell’ordine aveva scelto di chiamarsi Placido. Mušič raccontò che il giovane francescano continuava a implorare e ad assicurare che non aveva tradito nessuno. Qualcuno lo vide completamente prostrato e con le dita spezzate. Io invece me lo immagino in una lotta spirituale per non tradire qualcuno, nonostante le torture, soprattutto perché si trattava di una persona serena, abituata a stare a fianco delle persone, messa di punto in bianco davanti al dilemma tra il trapasso e il tradimento… Questo francescano fu senza dubbio uno dei Cristi del XX secolo. I suoi confratelli a ragione si sforzano affinché venga annoverato tra i beati: chi di noi affrontò prove meno difficili delle sue può soltanto inchinarsi di fronte a un così eroico donare se stesso.

Boris Pahor

 

padre Placido di profilo

padre Placido nel chiostro

PADRE PLACIDO CORTESE

 

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Per informazioni, richiesta di immagini, biografie e preghiere relazioni di grazie ricevute, rivolgersi a:

Padre Vicepostulatore – Basilica del Santo
Frati Minori Conventuali

Piazza del Santo, 11 – 35123 Padova
Tel. 0498242811
E-mail: padreplacidocortese@gmail.com

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CANONIZZAZIONE
La Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Venerabile Servo di Dio Placido Cortese (al secolo: Nicolò) sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali